Eneide: un riassunto dei contenuti pubblicati

Eneide: un riassunto dei contenuti pubblicati

Nel corso degli anni abbiamo pubblicato diversi post inerenti l’Eneide di Virgilio. Per vostra comodità vi rimettiamo tutti i link qua sotto. Buona lettura!

L’Eneide – Introduzione
L’Eneide – Il pio Enea
L’Eneide – Quale versione leggere?
L’Eneide – Turno, il re guerriero
L’Eneide – Venere vs. Giunone
L’Eneide – Son pensieri in libertà
L’Eneide – Le vittime guerriere
Enea – L’eroe di una nuova dinastia
Il mito di Enea – Origini e Guerra di Troia – Parte 1 (di 3)
Il mito di Enea – Fuga da Troia, lungo viaggio per mare, il Lazio – Parte 2 (di 3)
Il mito di Enea – Riassunto scolastico dell’Eneide – Parte 3 (di 3)

 

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Il mito di Enea – Riassunto scolastico dell’Eneide – Parte 3 (di 3)

Il mito di Enea – Riassunto scolastico dell’Eneide – Parte 3 (di 3)

Il racconto del mito di Enea è collegato alla nostra recensione della collana “Grandi Miti Greci”, Volume 13: Enea – L’eroe di una nuova dinastia.

Prima di questo post, se non l’hai ancora letto, leggi: Il mito di Enea – Fuga da Troia, lungo viaggio per mare, il Lazio – Parte 2 (di 3).

L’Eneide è un poema scritto dall’autore latino Publio Virgilio Marone, meglio noto come Virgilio, negli anni che vanno dal 31 a.C. al 19 a.C. La storia raccontata dall’autore ha come protagonista Enea, figlio di Anchise, che abbandona la città di Troia dal momento in cui viene conquistata dagli Achei in seguito alla guerra con i troiani. Virgilio descrive tutto il viaggio che fa Enea nell’area mediterranea fino al Lazio, divenendo così celebre progenitore degli antichi romani. L’opera si compone di dodici libri in tutto e Virgilio fece espressa richiesta di bruciare tutto qualora non fosse riuscito a dare compimento al lavoro. L’amico di Virgilio a cui lasciò detta questa cosa, Vario Rufo, non rispettò questa sua volontà e conservò lo scritto, che venne poi pubblicato dall’imperatore romano Cesare Ottaviano Augusto. L’Eneide è e rimane una delle più antiche opere letterarie conosciute al mondo, capolavoro di epoca latina. Vediamo ora insieme la trama dell’Eneide, i personaggi più importanti e tutto ciò che serve sapere sul poema.

Eneide: la trama

Nel Libro I dell’Eneide Enea, dopo aver assistito alla caduta di Troia, salpa con la sua flotta per spostarsi dal Mediterraneo orientale verso il Lazio, dove deve portare gli dèi Penati e fondare una nuova stirpe per guidare i popoli. Oppositrice di questa missione di tipo fondativo è Giunone, dea adirata con Enea per aver perduto una gara di bellezza con sua madre Venere. Passati sette anni di navigazione i Troiani sono nel mar Tirreno ma la dea, ostile, scatena una tempesta con la complicità di Eolo allo scopo di spazzare via la flotta. Il dio Nettuno, infastidito da questa intromissione nella sua giurisdizione, decide allora di calmare le acque così che i Troiani possano approdare sulle coste dell’Africa sani e salvi, precisamente a Cartagine. Venere, travestita da cacciatrice, arriva fino ad Enea e lo redarguisce rispetto alla storia della città, raccontandogli della regina Didone. Nel mentre Mercurio si reca dai cartaginesi per informarli dell’arrivo. Enea viene accolto con onore dalla regina e Venere, a quel punto, architetta un piano affinché la donna si innamori di lui.

Nel Libro II e nel Libro III dell’Eneide Virgilio racconta il banchetto di accoglienza in cui Enea narra tutte le sue avventure partendo proprio da ciò che è stata la caduta di Troia. Egli racconta di Ulisse e dell’inganno del cavallo di legno, delle profezie inascoltate di Laocoonte e di Cassandra, della lotta e dei morti, delle fiamme e della precipitosa fuga col padre Anchise; la morte di Priamo, il fortuito incontro con Elena e la voglia di ucciderla. Insomma, attraverso la voce di Enea tutto viene narrato, compreso il fatto che sua moglie Creusa risulta dispera e che gli è comparsa in sogno.

Nel terzo libro Enea continua con il racconto del lungo viaggio parlando degli altri luoghi che ha visitato con la sua flotta, a partire dal Chersoneso Tracico e dall’Isola di Delo. Nel primo luogo incontra l’anima di Polidoro trasformata in pianta e a Delo riceve l’oracolo di Apollo, scoprendo i luoghi dove avrebbe dovuto fondare una nuova città e una nuova stirpe. La profezia dell’oracolo gli intimava di cercare l’antica madre, che corrispondeva per Anchise all’isola di Creta.

Nel Libro IV dell’Eneide, arrivati a Creta, i Penati di Troia si erano fatti vedere in sogno ad Enea correggendo l’interpretazione dell’oracolo: non Creta, bensì la città italiana di Corythus era la destinazione giusta. Enea parla anche delle tappe sulle isole Strofadi e a Butroto. Terminato il racconto si arriva all’approdo a Cartagine, dopo la morte di Anchise a Drepano. La regina Didone, terminato il racconto dell’eroe, sente la passione ardere per lui e lo confessa alla sorella Anna, ricordando anche che sulla tomba del marito Sicheo ha pronunciato voto di fedeltà. Venere e Giunone, intanto, continuano a complottare per l’unione dei due, anche se consapevoli che al Fato non ci si può opporre. Il giorno dopo Enea e Didone partono per andare a caccia ma vengono sorpresi da una tempesta. Rifugiatisi in una grotta, i due si uniscono presi dalla passione. Interviene la Fama, mostro alato, che va ad avvertire Iarba, pretendente che la regina ha respinto, dell’amore tra i due. L’uomo, adirato, invoca Giove e il Dio comanda a Mercurio di ricordare a Enea quale sia la sua missione. L’eroe Enea, a malincuore, è costretto ad armare la sua flotta per ripartire. La regina, che scopre la notizia non da lui, lo raggiunge furiosa per ricordargli il loro amore. Enea, dal canto suo, non cede. Didone torna, disperata, dalla sorella per far preparare un rogo dove bruciare tutti i ricordi e le armi del troiano. Nel rogo, alla fine, si getta anche lei una volta trafittasi con la spada di Enea. Sorta l’alba, la flotta salpa ed Enea si volge per guardare Cartagine; vedendo un filo di fumo mesto alzarsi verso il cielo capisce cosa è successo.

Nel Libro V dell’Eneide leggiamo del viaggio alla volta dell’Italia che prosegue. La flotta giunge in Sicilia, a Erice, dove i Troiani vengono accolti da re Ageste. Poiché non lontano dalla tomba del padre Anchise, Enea indice in suo onore giochi funebri, banchetti e sacrifici. Giunone, intanto, approfitta del momento e, ingannandole, spinge le donne troiane a bruciare le navi e ad erigere mura. Arrivati i Troiani, che domano l’incendio a fatica, Enea è preso dalla voglia di fermarsi e fondare la città di Acesta, dove una parte della comunità si ferma. Il fantasma del padre rivela poi al figlio che dovrà scendere nell’Averno tramite l’aiuto di una sibilla.

Nel Libro VI dell’Eneide si narra della discesa negli Inferi di Enea. Salpato anche dalla Sicilia, con speranza e malinconia, la sua flotta arriva a Cuma, dove si trova la sibilla Deifobe. La creatura preannuncia ad Enea che ci saranno nuove guerre e che un nuovo Achille dovrà essere sconfitto. Dopo di questo lo conduce nell’oltretomba all’Acheronte, il fiume infernale che accoglie le anime in pena dei morti non sepolti. Superato Cerbero, incontrano i Troiani morti in guerra; alcuni sono anime di eroi, altri anime dei suicidi per amore e, tra loro, Enea trova la regina Didone. La sua anima, sdegnosamente, ignora Enea. Arrivati da Anchise, l’uomo spiega al figlio che le anime dovrebbero trovare nuovi corpi in un ciclo perenne di nascite e rinascite.

Nel Libro VII e dopo aver elencato tutti coloro che renderanno Roma grande, Enea e Deifobe tornano nel mondo dei vivi attraverso la Porta dei Sogni. Con questo libro si apre la seconda parte dell’Eneide, quella che narra la guerra latina. Enea si trova a seppellire la sua nutrice, Caieta, nella città che poi porterà il suo nome. L’uomo arriva a sbarcare alla foce del Tevere e manda subito un messaggero al re del luogo, Latino, che lo accoglie con benevolenza. Il re sa, attraverso il dio italico Fauno, che la figlia Lavinia dovrà sposare uno straniero con il quale genererà una stirpe eroica. Questa è la ragione per cui l’uomo ha rifiutato di concedere Lavinia in sposa a Turno, re dei Rutuli, che però viene reso geloso da Giunone.

Il Libro VIII dell’Eneide vede scatenarsi una guerra al primo futile pretesto. Turno ha molto alleati, tra cui Mezenzio, re etrusco di Cere, Clauso, principe dei Sabini, Ufente, capo degli Equi, la vergine Camilla, regina dei Volsci, Virbio, re di Aricia, Umbrone, condottiero dei Marsi e altri ancora. A Enea serve un esercito, vista la quantità di nemici che deve affrontare, e in sogno gli compare il dio Tiberino: il suo ordine è quello di allearsi con il principe di una cittadina del Palatino di nome Evandro. Recatosi da lui, lo invia poi da Tarconte, capo di tutti gli Etruschi. Enea ha così il suo esercito e Venere gli concede armi divine.

Nel IX Libro Iride informa Turno dell’assenza di Enea e lui decide di attaccare i Troiani, che però resistono. Turno mette sotto assedio l’accampamento e, quella stessa notte, i compagni di Enea Niso e Eurialo riescono ad entrare di nascosto tra le linee nemiche compiendo una strage dei guerrieri addormentati. Allontanandosi, però, vengono intercettati e uccisi. Saputo cosa è successo Turno si infuria e attacca nuovamente, ma viene messo in fuga.

A cominciare il Libro X sono Giunone, Giove e Venere con il loro concilio degli dei. Enea torna e, insieme alla lega etrusca, compie una strage di nemici grazie alle armi divine. Tra i tanti, però, perisce anche Pallante, suo alleato, e la colpa è di Turno, riuscito ad allontanarsi dalla mischia grazie all’aiuto di Giunone.

Nel Libro XI assistiamo alla morte di Mezenzio e Lauso e, a quel punto, Enea e re Latino sono concordi nello stabilire una tregua per dare degna sepoltura ai caduti. Enea ha un’idea: domanda di chiudere la guerra con un duello tra lui e Turno, che però non accetta. La battaglia ricomincia, alla fine, e le cose volgono a favore dei troiani.

Nel Libro XII, temendo per il suo esercito, Turno decide di accettare la proposta di duello con Enea. Interviene però Giunone, facendo si che Giuturna, ninfa sorella di Turno, convinca l’esercito italico ad attaccare. Enea rimane ferito nello scontro e deve allontanarsi dal campo, lasciando i suoi luogotenenti a gestire la situazione. Resosi conto che è sua sorella ad aizzare l’esercito, Turno interrompe l’assalto e accetta il duello con Enea, che intanto è rientrato in campo. Lo scontro è talmente fatale che persino gli dei non mettono mano per cambiare la situazione, facendosi da parte. Lo scontro viene vinto da Enea, che riesce a ferire l’avversario con una lancia e a finirlo. La guerra termina e i Troiani possono stabilirsi nel Lazio.

Eneide: personaggi principali

Chi sono i personaggi principali dell’Eneide, considerando quante storie si intrecciano e quanto è lungo il poema di Virgilio? Per quanto riguarda gli dei abbiamo:

  • Venere, dea madre di Enea. Nel racconto lo protegge e fa nascere il suo amore con la regina Didone;
  • Giunone, protettrice di Cartagine. Odia i troiani ed Enea e fa di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote;
  • Giove, che garantisce il Volere e il Fato. In questa storia egli, più che un dio, lavora come entità astratta garante dell’equilibrio;
  • Altre divinità latine e greche con ruoli minori.

Il protagonista della storia è Enea, un eroe che rimane molto caro alla maggior parte degli dèi. Caratterialmente parlando, Enea è un capo responsabile e maturo che si sottomette al volere degli dei e al suo fato. Attento verso suo figlio, ha anche cura del padre ed è leale con i suoi uomini. Ha momenti di incertezza e dubbio, certo, ma mantiene e incarna comunque le più grandi virtù dei personaggi romani, ovvero: onestà, coraggio, lealtà, giustizia, clemenza, pazienza, pietas (devozione verso gli dei e rispetto verso gli uomini) e un alto senso civico che da peso ai valori di cittadino romano (quelli che Augusto stava cercando di ripristinare). Enea risulta diverso, in parte, dai modelli omerici di Achille e Ulisse poiché non è curioso, ma cerca solo di farsi guidare dal fato; egli è inoltre valoroso, certo, ma non va cercando guerre. Considerate le divinità dell’Eneide e il suo protagonista, vediamo una lista degli altri personaggi:

  • Anchise, padre di Enea;
  • Ascanio o Iulo, figlio di Enea e Creusa;
  • Latino, re del Lazio;
  • Turno, antagonista massimo di Enea e promesso sposo di Lavinia;
  • Polidoro, figlio di Priamo;
  • Cerusa, prima moglie di Enea, madre di suo figlio;
  • Laocoònte, sacerdote di Apollo e figlio di Priamo;
  • Lavinia, figlia di re Latino, promessa a Turno ma data in sposa ad Enea;
  • Didone, regina fondatrice di Cartagine;
  • Anna, sorella di Didone;
  • Pallante, Euralio e Niso, giovani e valorosi alleati di Enea;
  • Cerbero, il cane a tre teste che fa da guardiano al mondo dei morti;
  • Sibilla cumana, la sacerdotessa di Apollo;
  • Caronte, il traghettatore infernale;
  • Minosse: mitico re di Creta che, nell’ade, è giudice dei morti.

ll mito di Enea in versione scolastica, adattato principalmente da questa pagina

Il piano dell’opera “Grandi Miti Greci” e recensioni agli altri volumi.

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Eneide: le vittime guerriere

Eneide: le vittime guerriere
Eurialo e Niso

Eurialo e Niso

Cosa hanno in comune Eurialo e Niso, Pallante figlio di Evandro, Lauso figlio di Mezenzio, la vergine Camilla e moltissimi altri personaggi minori dell’Eneide? Sono tutti ragazzi, giovanissimi guerrieri (anche Camilla!) che compaiono nella storia per ricordarci il dolore e la tragicità della guerra. Non si tratta più di nomi che appaiono per essere scolpiti sulle lapidi, personaggi fugaci presentati da Virgilio per farli cadere nella polvere e nella morte dopo pochi versi. Sono giovani vite che impariamo a conoscere, a veder sbocciare, ad apprezzare e che poi vediamo cadere e fuggire nell’Ade in mezzo al dolore di madri, padri e compagni. Non vale neppure la pena dire a che esercito appartengono: sono accumunati dal destino di vittime della furia guerresca. E la loro morte porta con sé il destino di intere dinastie: Evandro maledice la sua età e il fatto di essere già troppo vecchio per partecipare alla battaglia, condanna il fatto di aver mandato il figlio al suo posto. Mezenzio addirittura va a farsi uccidere volontariamente da Enea per non dover sopportare il dolore di sopravvivere al figlio. Questo atto lo trasforma ai nostri occhi: da infame re pieno di boria a padre disperato e pienamente umano. La follia della guerra non è mai così chiara come nel racconto di queste tragedie. Cortei funebri, tregue per seppellire i morti dall’una e dall’altra parte, pianti e grida di padri e di madri. I libri dell’Eneide che narrano di guerra sono sei, dal settimo al dodicesimo, l’esatta metà del poema. Alla fine, quando Enea conclude gli scontri uccidendo Turno, non si può che rimanere commossi da una parte e sconsolati dall’altra chiedendosi come si possa ancora credere che la guerra porti qualcosa di buono a un popolo. Personalmente dopo sei canti di macelleria umana ero nauseato…

Andreas Barella

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Eneide: son pensieri in libertà

Eneide: son pensieri in libertà

eneideUn’amica mi scrive chiedendomi se le entrate sull’Eneide siano da intendere come un commento al testo poetico di Virgilio. In realtà sono pensieri in libertà, associazioni che mi sono annotato rileggendo il poema. Nulla che abbia la velleità del commento erudito al testo! Spunti di riflessione che spero stimolino una riflessione! Quindi: se siete d’accordo su qualcosa e leggendo vi nascono delle associazioni mentali, se volete aggiungere i vostri pensieri e commenti, se non siete d’accordo su qualcosa che ho scritto e volete dirlo: fatelo! Come al solito: quando si tratta di miti, di storie antiche, ogni associazione mentale è preziosa e foriera di nuovi significati. Non sprecatele! Lasciatele crescere e sbocciare. A presto! Andreas Barella

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Eneide: Venere vs Giunone

Eneide: Venere vs Giunone
La dea Giunone ("Era" per i greci)

La dea Giunone (“Era” per i greci)

Le due dee che si confrontano e scontrano nell’Eneide sono Giunone, moglie di Giove e acerrima nemica dei Troiani e Venere, dea della bellezza e dell’amore, madre di Enea. La scena che mi piace portare alla vostra attenzione è quella in cui Venere convince Vulcano, suo marito, a forgiare delle armi divine per il figlio Enea. L’episodio si situa nel libro VIII, dal verso 370 in avanti. Venere seduce Vulcano in una scena divertente ed erotica allo stesso momento, promettendo gioie amorose con tono languido mentre chiede l’aiuto del marito. Imperdibile! Per il resto Venere si presenta nell’Eneide come una madre premurosa. Segue il figlio, lo protegge (come già nell’Iliade), lo illumina nelle situazioni difficili. Addirittura ad un certo punto dice a Giove: se hai deciso di far morire Enea, fai pure. Ma lasciami suo figlio, Ascanio-Iulo, di cui mi occuperò personalmente. Venere è una madre della vita, la Madre che prosegue nelle generazioni, che si prende cura del futuro nella forma dei figli. Giunone è schiava del ruolo affibbiatole dai Greci, quando ancora si chiamava Era: donna gelosa e rancorosa, tramatrice di inganni. Si dice che questo ruolo (oltre a quello di moglie tradita e gelosa del padre degli dei, Zeus) le sia stato attribuito nel passaggio dal matriarcato a quello del patriarcato, trasformandola da Grande Dea Madre a Moglie del Padre e togliendole quel potere misterioso e indistinto che la caratterizzava. Nell’Eneide troviamo solo questo aspetto di donna ferita e incattivita, decisa a opporsi al volere dei fati (un po’ come Poseidone nell’Odissea con il suo contrapporsi al ritorno a Itaca di Ulisse). Peccato, perché l’autorevolezza femminile che emana da questa dea si percepisce anche così, e rimane un potenziale inespresso. Potere sommerso e ribollente.

Andreas Barella

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