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Le fatiche di Teseo (Mito di Teseo – Parte 2 di 6)

Le fatiche di Teseo (Mito di Teseo – Parte 2 di 6)

Il racconto del mito di Teseo è collegato alla nostra recensione della collana “Grandi Miti Greci”, Volume 16: Teseo – Lo stato e le donne.

Prima di questo post, se non l’hai ancora letto, leggi: La nascita di Teseo (Mito di Teseo – Parte 1 di 6)

Teseo decise di liberare dai banditi la strada costiera che correva da Trezene ad Atene. Egli non provocava risse ma si vendicava di chiunque lo molestasse infliggendo al colpevole la punizione che si meritava, come usava fare Eracle. A Epidauro, Perifete lo zoppo gli sbarrò la strada. Perirete, che taluni dicono figlio di Poseidone e altri figlio di Efesio e Anticlea, soleva uccidere i viandanti con un’enorme mazza di bronzo; di qui il suo soprannome di «Corunete» o uomo dalla mazza; Teseo gli strappò codesta mazza dalle mani e lo percosse a morte. Poi, soddisfatto dal peso e dalle proporzioni di quell’arma, la portò sempre con sé; e benché egli fosse riuscito a evitarne gli esiziali colpi, la usò senza fallire mai il bersaglio. Nel punto più stretto dell’istmo, dove si vedono sia il golfo di Corinto, sia il golfo Saronico, viveva Sini, figlio di Penone; o, come altri dicono, figlio di Polipemone e di Silea, figlia di Corinto, il quale si vantava di essere un bastardo di Poseidone. Egli era stato soprannominato Piziocante, ossia «colui che piega i pini», poiché aveva tanta forza da piegare la cima di un pino finché toccasse terra; spesso si rivolgeva agli ignari passanti perché gli dessero man forte, ma poi all’improvviso mollava la presa e mentre l’albero scattava di nuovo verso l’alto, chi si era prestato ad aiutare Sini faceva un volo in aria e rimaneva ucciso precipitando a terra. Oppure quel malvagio piegava contemporaneamente le cime di due alberi vicini e legava a ciascuna di esse un braccio della sua vittima, affinché il corpo dell’infelice fosse lacerato mentre i pini riassumevano la primitiva posizione. Teseo lottò con Sini, lo vinse e fece a lui ciò che egli aveva fatto agli altri. Ed ecco che una bella fanciulla fuggì nascondendosi in un boschetto di giunchi e di asparagi. Teseo la inseguì e, dopo lunghe ricerche, la trovò che invocava le piante, promettendo di non bruciarle né distruggerle mai se l’avessero celata agli occhi del suo inseguitore. Quando Teseo le ebbe promesso di non usarle violenza, la giovane acconsentì a uscire dal suo rifugio e confessò di essere la figlia di Sini, Perigine. Perigine si innamorò di Teseo a prima vista e gli perdonò di aver ucciso il suo odioso padre. In seguito gli generò un figlio, Melanippo. Teseo la diede poi in sposa a Deioneo l’Ecalio. Il figlio di Melanippo, Iosso, emigrò in Caria, dove divenne l’antenato degli Iossidi, che non bruciano ne i giunchi ne gli asparagi, ma li venerano entrambi. Altri tuttavia dicono che Teseo uccise Sini molti anni dopo e riconsacrò a lui i Giochi Istmici, fondati da Sisifo in onore di Melicerte, figlio di Ino.

In seguito, a Crommio, Teseo cacciò e uccise una terribile e mostruosa scrofa, la quale aveva fatto tali stragi che la gente del luogo non osava più uscire di casa per lavorare i campi. Questa bestia, che ebbe nome dalla vecchia che l’allevò, si dice fosse figlia di Tifone ed Echidna. Sempre seguendo la strada costiera, Teseo giunse a certe rocce scoscese che sorgevano a picco sul mare ed erano il rifugio del bandito Scirone; taluni dicono che Scirone fosse un corinzio figlio di Pelope o di Posidone; altri, che egli fosse figlio di Enioca e Caneto. Scirone soleva sedersi su una roccia e costringeva i passanti a lavargli i piedi; e quando essi avevano finito di lavarglieli, con un calcio li scaraventava in mare, dove una gigantesca testuggine li divorava (le testuggine somigliano alle tartarughe, ma sono più grandi e hanno pinne in luogo di zampe). Teseo si rifiutò di lavare i piedi di Scirone, lo sollevò dalla roccia e lo buttò in mare. I Megaresi tuttavia sostengono che l’unico Scirone con cui Teseo venne alle mani era un onesto e generoso principe di Megara, padre di quell’Endide che sposò Eaco e gli generò Peleo e Telamone; aggiungono che Teseo uccise Scirone dopo la conquista di Eleusi, molti anni dopo, e celebrò in suo onore i Giochi Istmici sotto il patronato di Posidone. La scogliera di Scirone sorge presso le rocce Molurie e più sopra corre il sentiero di Scirone, che egli tracciò quando comandava l’esercito di Megara. Un violento vento di nord-ovest che soffia da quelle alture verso il mare è chiamato Scirone dagli Ateniesi. Ora, sciron significa parasole e il mese di Sciroforione è così chiamato perché durante la festa di Demetra e Core, il dodicesimo giorno di Sciroforione, il sacerdote dell’Eretteo porta un parasole bianco, e la sacerdotessa di Atene Scira ne porta uno simile nella solenne processione che si snoda lungo l’Acropoli; in quella occasione il simulacro della dea è imbrattato di sciras, una specie di gesso, per ricordare la bianca statua che Teseo le consacrò dopo la sua vittoria sul Minotauro.

Continuando il suo cammino verso Atene, Teseo si imbatté nell’arcade Cercione, che taluni dicono figlio di Branco e della Ninfa Argiope; altri, figlio di Efesto o di Poseidone. Egli soleva sfidare i passanti a battersi con lui e poi li stritolava tra le sue braccia possenti; ma Teseo lo afferrò per le ginocchia e, con grande diletto di Demetra che assisteva alla lotta, lo scaraventò a terra. La morte di Cercione fu istantanea. Teseo faceva più affidamento sulla sua abilità che sulla sua forza poiché egli aveva codificato l’arte della lotta libera, di cui nessuno fino a quel giorno aveva compreso l’importanza. Il luogo dove si svolse la lotta con Cercione si vede ancora presso Eleusi, sulla strada di Megara, presso la tomba della figlia di Cercione, Alope, che si dice fosse stata violentata da Teseo stesso. Raggiunta Coridallo in Attica, Teseo uccise il padre di Sini, Polipemone, soprannominato Procruste, che viveva ai margini della strada e aveva in casa sua due letti, uno grande e uno piccolo. Accolti i viandanti, faceva sdraiare quelli di piccola statura sul letto grande e poi ne slogava le membra per adattarle alle proporzioni del giaciglio, mentre sistemava quelli alti nel letto piccolo, amputando poi le gambe che sporgevano dal letto stesso. Taluni dicono invece che egli si servisse di un solo letto, e allungava o accorciava i suoi ospiti a seconda del caso. Teseo lo ripagò con la stessa moneta.

Vai a: Teseo e Medea (Mito di Teseo – Parte 3 di 6)

ll mito di Teseo, riassunto dalla versione di Robert Graves ne “I Miti Greci”. Un libro pubblicato da numerose case editrici e che vi consigliamo caldamente. Qua trovate la nostra recensione al volume di Graves

Il piano dell’opera “Grandi Miti Greci” e recensioni agli altri volumi.

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La nascita di Teseo (Mito di Teseo – Parte 1 di 6)

La nascita di Teseo (Mito di Teseo – Parte 1 di 6)

Il racconto del mito di Teseo è collegato alla nostra recensione della collana “Grandi Miti Greci”, Volume 16: Teseo – Lo stato e le donne.

La prima moglie di Egeo fu Melite, figlia di Opiete; e la seconda Calciope, figlia di Ressenore; ma nessuna delle due gli diede dei figli. Attribuendo tale sventura, come pure la triste fine delle sue sorelle Procne e Filomela, alla collera di Afrodite, egli introdusse il culto della dea in Atene e poi si recò a consultare l’oracolo di Delfi. L’oracolo gli disse di non aprire la bocca del suo rigonfio otre di vino finché non avesse raggiunto il punto più alto di Atene, a meno che non volesse un giorno morire di dolore; ed Egeo non seppe interpretare questo responso. Lungo la via del ritorno si fermò a Corinto; là Medea gli fece giurare solennemente che egli l’avrebbe protetta dai suoi nemici semmai essa si fosse rifugiata ad Atene e si incaricò di procurargli un figlio con opera di magia. Egeo si recò poi a Trezene, dove i suoi vecchi compagni Pitteo e Trezene, figli di Pelope, erano giunti recentemente per dividersi il regno con re Ezio. Ezio era succeduto al padre suo Antade, figlio di Poseidone e di Alcione, il quale, dopo aver fondato le città di Antea e Iperea, era salpato per fondare Alicarnasso in Caria. Ma pare che Ezio non avesse grande potere, perché Pitteo, dopo la morte di Trezene, fece di Antea e di Iperea una sola città, che dedicò ad Atena e a Poseidone, chiamandola Trezene. Pitteo fu l’uomo più saggio e colto del suo tempo, e si cita spesso uno dei suoi apoftegmi morali sull’amicizia: «Non deludere la speranza che l’amicizia alimenta, ma appagala pienamente!» Egli fondò un santuario di Apollo Oracolare a Trezene, che è il più antico dei santuari esistenti in Grecia, e consacrò altresì un altare alla triplice dea Temi. Tre troni di marmo, ora posti sulla sua tomba presso il tempio di Artemide Salvatrice, venivano usati da lui e da altri due uomini quando sedevano in giudizio. Pitteo insegnò anche l’arte oratoria nel santuario delle Muse a Trezene (santuario fondato dal figlio di Efesto, Ardalo, supposto inventore del flauto) e si consulta ancora un suo trattato di retorica. Ora, mentre Pitteo viveva a Pisa, Bellerofonte aveva chiesto in sposa la sua figliola Etra, ma, caduto in disgrazia, era dovuto fuggire in Caria prima che si celebrassero le nozze. Benché si considerasse ancora legata dalla promessa fatta a Bellerofonte, Etra aveva ben poca speranza che egli tornasse. Pitteo, che non gradiva la forzata verginità della figlia ed era altresì influenzato dal magico influsso che Medea esercitava su di lui da lontano, fece ubriacare Egeo e lo mandò a letto con Etra. Nel corso della medesima notte, anche Poseidone godette di lei poiché, obbedendo a un sogno provocato da Atena, Etra lasciò Egeo e raggiunse l’isola di Sferia, vicinissima a Trezene, portando libagioni da versare sulla tomba di Sfero, l’auriga di Pelope. Là, con la connivenza di Atena, Poseidone si giacque con lei ed Etra in seguito mutò il nome dell’isola da Sferia in Iera (sacra) e vi eresse il tempio di Atena Apaturia, promulgando la legge che ogni fanciulla di Trezene dovesse d’allora in poi offrire il proprio cinto verginale alla dea prima delle nozze. Poseidone tuttavia concesse generosamente a Egeo la paternità del bimbo che fosse nato da Etra nel corso dei quattro mesi seguenti.

Egeo, quando si destò nel letto di Etra, le disse che se un figlio fosse nato dal loro amplesso non doveva essere esposto ma bensì allevato segretamente a Trezene. Poi ritornò ad Atene per celebrare le Panatenee, dopo aver nascosto la propria spada e i propri sandali sotto un masso noto col nome di Altare di Zeus il Forte, e che sorgeva lungo la strada da Tzezene a Ermione. Se il ragazzo, raggiunta la maturità, avesse avuto la forza di spostare il masso e di ricuperare la spada e i sandali, si sarebbe dovuto mandarlo ad Atene. Frattanto Etra doveva tenere la bocca chiusa, affinché i nipoti di Egeo, i cinquanta figli di Pallade, non congiurassero contro la sua vita. La spada era un pegno avuto da Cecrope. In una località ora chiamata Genetlio, sulla strada che conduce dalla città al porto di Trezene, Etra diede alla luce un figlio. Taluni dicono che essa lo chiamò subito Teseo, perché dei pegni erano stati depositati per lui; altri sostengono che il giovane si meritò in seguito quel nome ad Atene. Egli fu allevato a Trezene, dove il suo tutore Pitteo prudentemente mise in giro la voce che il bimbo era figlio di Poseidone. E un certo Connida, cui gli Ateniesi sacrificano tuttora un ariete il giorno precedente le Feste Tesee, gli fu pedagogo. Ma altri dicono che Teseo crebbe a Maratona. Un giorno Eracle, mentre pranzava a Trezene con Pitteo, si levò di dosso la pelle di leone e la gettò su uno sgabello. I fanciulli del palazzo, che entravano in quel momento, fuggirono tutti strillando, salvo il piccolo Teseo, di sette anni, che strappò un’ascia da un ceppo e si preparò coraggiosamente ad affrontare un vero leone. All’età di sedici anni Teseo si recò a Delfi e consacrò ad Apollo la sua prima ciocca virile. Egli si rasò tuttavia soltanto la parte anteriore del capo, come gli Arabi e i Misi o i valorosi Abanti dell’Eubea, che privano così i nemici di un notevole vantaggio nel combattimento a corpo a corpo. Questo tipo di tonsura, e il sacro recinto dove la cerimonia ebbe luogo, si chiamano ancora tesei. Teseo era ormai un giovanetto forte, intelligente e saggio, ed Etra, guidandolo al luogo dove Egeo aveva nascosto la spada e i sandali, gli narrò la storia della sua nascita. Egli spostò senza alcuna difficoltà il masso, chiamato di poi «Roccia di Teseo», e ricuperò i pegni lasciati da suo padre. Tuttavia, nonostante i consigli di Pitteo e le suppliche della madre, anziché raggiungere Atene per la via del mare, che era più rapida e sicura, volle viaggiare per terra; lo spingeva il desiderio di emulare le imprese del suo cugino germano Eracle, che egli molto ammirava.

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Recensione: Teseo – Lo stato e le donne

Recensione: Teseo – Lo stato e le donne

“Le cose che leggi, Teseo, te le scrivo da questa spiaggia donde, senza di me, le vele han portato via la tua nave, dove io son stata indegnamente tradita e da un sonno funesto e da te, che al mio sonno ha teso un agguato.” (Arianna scrive a Teseo, tratto da Ovidio, Heroides)

Dal risvolto di copertina: “Il mito di Teseo intreccia avventure e amori, inganno e passione, vita e morte. Nato dall’unione di Egeo, antico re di Atene, ed Etra, l’eroe è cristallizzato per quell’impresa che non gli sarebbe riuscita senza l’aiuto di Arianna – la principessa cretese, figlia di Minosse e sorellastra del Minotauro, innamorata di lui. Grazie a un gomitolo di filo, srotolato dall’ingresso nel labirinto, Teseo – ucciso il Minotauro – poté trovare la via d’uscita. Lasciata Creta, abbandonerà Arianna a Nasso e in seguito sposerà Fedra, altra figlia di Minosse. Fuori dalle simbologie di un labirinto che riporta ai guai dei mortali, dagli intrecci amorosi, dalla competizione con il cugino Eracle, dagli sconti con i Centauri e le Amazzoni, Teseo fu essenzialmente colui che riuscì a unificare politicamente l’Attica sotto la guida della sua città: Atene.”

Dall’introduzione di Giulio Guidorizzi: “Teseo è l’eroe nazionale di Atene, perciò era considerato il lontanissimo antenato della democrazia ateniese. In generale, Teseo incarna bene il modello del gentiluomo ateniese: il cosiddetto kalokagathos “bello e valente”. Generoso, coraggioso, ospitale, pio verso gli dèi, rispettoso del popolo e delle sue leggi. Un eroe politico, quindi, non un personaggio ancora primitivo e affrancato dai vincoli cittadini come Eracle, che vaga fra molte città ma in nessuna si integra veramente.”

Oltre alla narrazione del mito, il volume contiene anche approfondimenti sulla sua fortuna nel corso dei secoli, in tutte le forme artistiche: letteratura (con una ricca antologia di testi classici sul mito), pittura, teatro, cinema. Inoltre vi è una tavola genealogica, e un ricco apparato bibliografico e sitografico. Il volume su Teseo è curato da Caterina Carpinato, professore associato di Lingua e letteratura neogreca presso l’università di Ca’ Foscari di Venezia. Qui gli ultimi volumi pubblicati.

L’intera collana di trenta volumi è a cura di Giulio Guidorizzi. Guidorizzi è grecista, traduttore, studioso di mitologia classica e antropologia del mondo antico. Ha scritto numerosi libri sulla mitologia. Noi vi consigliamo, per iniziare, il suo bellissimo Il mito greco (in due volumi, usciti nel 2009 e nel 2012). Qui una lista di suoi volumi sul mito greco.

Il racconto del mito di Teseo: La nascita di Teseo (Mito di Teseo – Parte 1 di 6)
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La Voce delle Muse e Teseo: la Trilogia dell’isola di Creta
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Trilogia dell’Isola di Creta ovvero Racconti dal labirinto, galleria di immagini

Trilogia dell’Isola di Creta ovvero Racconti dal labirinto, galleria di immagini