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Il mito di Prometeo

Il mito di Prometeo

Il racconto del mito di Prometeo è collegato alla nostra recensione della collana “Grandi Miti Greci”, Volume 9: Prometeo – Il dono del fuoco.

Da un’unione tra il Mare e i suoi Fiumi nacquero le Nereidi. Non esistevano però uomini mortali; finché Prometeo, figlio di Giapeto, con il consenso della dea Atena, non li formò a immagine e somiglianza degli dei impastando la creta con l’acqua del Panopeo, fiume della Focide; e Atena soffiò in essi la vita.

Prometeo, il creatore del genere umano, che taluni includono nel numero dei Titani, era figlio della Ninfa Climene e del Titano Eurimedonte, oppure di Climene e Giapeto; suoi fratelli erano Epimeteo, Atlante e Menezio. II Gigante Atlante, il maggiore dei fratelli conosceva tutto quanto si cela negli abissi del mare; il suo regno si estendeva lungo una zona costiera scoscesa, più vasta che l’Asia e l’Africa messe assieme. La terra di Atlante giace al di là delle Colonne di Eracle e una catena di isole feraci la separa da un continente più lontano, che non è unito ai nostri. Il popolo di Atlante ha canalizzato e coltivato un’enorme pianura centrale, irrigata dalle acque delle colline che la cingono da ogni lato, salvo per un breve tratto aperto verso il mare. Costruirono anche palazzi, terme, campi sportivi, grandi opere portuali e templi; e fecero guerra non soltanto ai popoli del continente occidentale, ma anche ai popoli d’Oriente, fino alle terre d’Egitto e d’Italia. Gli Egiziani dicono che Atlante fosse figlio di Poseidone e che le sue cinque coppie di fratelli gemelli giurassero lealtà sul sangue di un toro sacrificato; e dicono che dapprima fossero molto virtuosi, portando con saggezza il peso della loro enorme ricchezza in oro e in argento. Ma un giorno si lasciarono vincere dall’avidità e dalla crudeltà e, col permesso di Zeus, gli Ateniesi, da soli, riuscirono a sconfiggerli distruggendo la loro potenza. Nello stesso tempo, gli dei scatenarono un diluvio che, in un giorno e in una notte, allagò l’intera Atlantide tanto che i porti e i templi furono sommersi dal fango e il mare divenne impraticabile. Atlante e Menezio, che scamparono al disastro, si unirono allora a Crono e agli altri Titani spalleggiandoli nella loro sciagurata guerra contro gli dei olimpi. Zeus uccise Menezio con una folgore e lo mandò nel Tartaro, ma risparmiò Atlante che condannò invece a portare il Cielo sulle spalle per l’eternità.

Atlante era il padre delle Pleiadi, delle Iadi e delle Esperidi, e tenne sempre il Cielo sulle spalle, salvo per il breve periodo in cui Eracle lo alleviò di quel peso. Taluni dicono che Perseo pietrificò Atlante trasformandolo nel monte Atlante, quando gli mostrò la testa di Medusa; ma dimenticano che Perseo era notoriamente un lontano antenato di Eracle.

Prometeo, che era più saggio di Atlante, previde come sarebbe finita la rivolta dei Titani e preferì dunque schierarsi dalla parte di Zeus, inducendo Epimeteo a imitare il suo esempio. Prometeo era, in verità, il più intelligente della sua razza; aveva assistito alla nascita di Atena dalla testa di Zeus e la dea stessa gli insegnò l’architettura, l’astronomia, la matematica, la medicina, l’arte di lavorare i metalli, l’arte della navigazione e altre utilissime, che egli poi a sua volta insegnò ai mortali. Ma Zeus, che aveva deciso di distruggere l’intero genere umano, ed era stato distolto da tale proposito soltanto dall’intervento di Prometeo si irritò nel vedere gli uomini divenire sempre più esperti e potenti. Un giorno, nella piazza di Sicione, si accese una discussione a proposito delle parti di un toro sacrificato che si dovevano offrire agli dei, e delle parti che gli uomini potevano riservare per sé. Prometeo fu invitato a fare da arbitro. Egli allora scucì e smembrò il toro e ricucì la sua pelle in modo da formarne due grandi sacche, che riempì con le varie parti dell’animale. Una sacca conteneva tutta la carne, ma ben nascosta sotto
lo stomaco, che è il boccone meno appetitoso, e l’altra conteneva le ossa, nascoste sotto un bello strato di grasso. Quando le presentò a Zeus perché scegliesse l’una o l’altra. Zeus si lasciò trarre in inganno e scelse la sacca con il grasso e le ossa (che da quel giorno rimasero la porzione degli dei) ma punì Prometeo, che rideva di soppiatto, privando gli uomini del fuoco. «Che mangino la loro carne cruda!» gridò. Prometeo si recò subito da Atena e ottenne che essa lo facesse entrare di nascosto nell’Olimpo. Appena giunto, accese una torcia al divampante carro del Sole e ne staccò una brace ardente, che pose poi entro il cavo di un gigantesco gambo di finocchio. Spenta la torcia, sgattaiolò via senza che alcuno lo vedesse e ridonò il fuoco al genere umano . Zeus giurò di vendicarsi. Ordinò a Efesto di fabbricare una donna di creta, ai quattro venti di soffiare in essa la vita, e a tutte le dee dell’Olimpo di adornarla. Codesta donna, Pandora, fu la più bella del mondo e Zeus la mandò in dono a Epimeteo, scortata da Ermes. Ma Epimeteo, che era stato ammonito da suo fratello di non accettare doni da Zeus, cortesemente rifiutò. Sempre più infuriato. Zeus fece incatenare Prometeo, nudo, a una vetta del Caucaso, dove un avido avvoltoio gli divorava il fegato tutto il giorno, un anno dopo l’altro; e il suo tormento non aveva fine, poiché ogni notte (mentre soffriva crudelmente per i morsi del freddo) il fegato gli ricresceva. Zeus, non volendo ammettere di aver dato sfogo al suo desiderio di vendetta, cercò di giustificare la propria crudeltà facendo circolare una falsa voce: e cioè che Atena aveva invitato Prometeo sull’Olimpo per un segreto convegno amoroso. Epimeteo, angosciato per la sorte di suo fratello, si affrettò a sposare Pandora, che per volontà di Zeus era stupida, malvagia e pigra quanto bella. Subito essa aprì il vaso che Prometeo aveva affidato a Epimeteo raccomandandogli di tenerlo chiuso, e nel quale si trovavano tutte le Pene che possono affliggere l’umanità: la Vecchiaia, la Fatica, la Malattia, la Pazzia, il Vizio e la Passione. Subito esse volarono via a stormo e attaccarono i mortali. Ma la fallace Speranza, che Prometeo aveva pure chiuso nel vaso, li ingannò con le sue bugie ed evitò così che tutti commettessero suicidio.

l mito di Prometeo, riassunto dalla versione di Robert Graves ne “I Miti Greci”. Un libro pubblicato da numerose case editrici e che vi consigliamo caldamente. Qua trovate la nostra recensione al volume di Graves

Il piano dell’opera “Grandi Miti Greci” e recensioni agli altri volumi.

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Recensione: Prometeo – Il dono del fuoco

Recensione: Prometeo – Il dono del fuoco

Dal risvolto di copertina: “Ingegnoso e ribelle, il Titano che “pensa prima di agire”, è incatenato a una rupe per aver donato il fuoco all’umanità. Così il mito ce l’ha consegnato. Cosa lo condannò a tale supplizio? L’ira di Zeus sa essere impietosa e un’azione scellerata come quella di Prometeo, che preferì l’uomo alla divinità, merita una punizione esemplare: legato a una roccia, tormentato da un’aquila intenta a dilaniargli il fegato quotidianamente rigenerato. Un tormento che ci ricorda i futuri martirii; per questo Prometeo potrebbe, a ragione, essere accostato a chi per un’idea, un valore, un diritto da difendere non ha esitato a ribellarsi all’autorità. Un personaggio mitico che si fa storia, e con le sue azioni, attraverso le parole di chi l’ha narrato – da Eschilo a Shelley, fino a Leopardi, Kafka e oltre – accompagna anche noi oggi, impegnati a rifuggire tiranni e castighi mortali.”

Dall’introduzione di Giulio Guidorizzi: “Il mito di Prometeo sembra suggerire l’idea che disobbedienza e inganno siano necessari all’ordine del mondo. Sarebbe infatti stato radicalmente diverso il mondo, se Prometeo non avesse almeno due volte ingannato Zeus: sia rubando il fuoco per donarlo agli uomini, sia imbrogliandolo nel dividersi una vittima e inventando così il sacrificio, l’atto religioso fondamentale grazie al quale il cibo degli uomini sarà la carne, e quello degli dèi il fumo e le ossa dell’animale. Il “peccato” di Prometeo è la hybris, la sfida contro il potere divino: atto straordinario che lo ha reso, nel corso dei secoli, simbolo della lotta dell’umanità per affrancarsi dalle sue catene e per affermare la propria dignità.”

Oltre alla narrazione del mito, il volume contiene anche approfondimenti sulla sua fortuna nel corso dei secoli, in tutte le forme artistiche: letteratura (con una ricca antologia di testi classici sul mito), pittura, teatro, cinema. Inoltre vi è una tavola genealogica, e un ricco apparato bibliografico e sitografico. Il volume su Prometeo è curato da Maria Pia Pattoni, professore di letteratura greca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui gli ultimi volumi pubblicati.

L’intera collana di trenta volumi è a cura di Giulio Guidorizzi. Guidorizzi è grecista, traduttore, studioso di mitologia classica e antropologia del mondo antico. Ha scritto numerosi libri sulla mitologia. Noi vi consigliamo, per iniziare, il suo bellissimo Il mito greco (in due volumi, usciti nel 2009 e nel 2012). Qui una lista di suoi volumi sul mito greco.

Il racconto del mito di Prometeo.
Il piano dell’opera “Grandi Miti Greci” e recensioni agli altri volumi.

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