Le cinque età dell’essere umano

Alcuni dicono che il Dio di Tutte le Cose (chiunque egli fosse, poiché taluni lo chiamano Natura), apparso improvvisamente nel Caos, separò la terra dal cielo, le acque dalla terra e la parte superiore dell’aria dall’inferiore. Dopo aver separato l’uno dall’altro anche gli elementi, li dispose nell’ordine che ancor oggi si osserva. Divise la terra in zone, alcune molto calde, altre molto fredde, altre temperate; la modellò in pianure e montagne, la rivestì di erba e di alberi. Sopra di essa pose il firmamento scintillante di stelle e assegnò la loro direzione ai quattro venti. Popolò inoltre le acque con pesci, la terra con animali, il cielo con il sole, la luna e i cinque pianeti. Infine, creò l’essere umano che, unico tra tutti gli animali, alza la faccia verso il cielo e osserva il sole, la luna e le stelle.

A meno che non sia vero che Prometeo, figlio di Giapeto, abbia modellato il corpo dell’essere umano con acqua e creta e che certi vaganti elementi divini, sopravvissuti alla Prima Creazione, gli abbiano infuso l’anima.

Taluni però negano che gli esseri umani siano stati creati da Prometeo, oppure che siano nati dai denti di un drago. Dicono invece che la Terra li generò spontaneamente, come i suoi frutti migliori, specialmente sul suolo dell’Attica, e che Alalcomeneo fu il primo uomo che visse nei pressi del lago Copaide in Beozia, prima ancora che vi fosse la Luna. Egli fu il consigliere di Zeus quando il dio venne a contesa con Era, e il tutore di Atena giovinetta.

Questi esseri umani costituirono la stirpe appartenente alla cosiddetta “età dell’oro” e furono sudditi di Crono. Vivevano senza pena e senza fatica, nutrendosi di ghiande, di frutta selvatica e del miele che stillava dalle piante, e bevendo il latte delle pecore e delle capre. Fra svaghi e danze, in serena allegria, non invecchiavano mai, e la morte per loro non era più temibile del sonno. Ora si sono estinti, ma i loro spiriti sopravvivono come geni tutelari di rustici eremi, come datori di buona fortuna e come difensori della giustizia.

Poi vi fu la stirpe della “età dell’argento”, anch’essa creata dagli dei. Gli uomini erano in tutto soggetti alle madri e non osavano disobbedire i loro ordini. Litigiosi e ignoranti, non sacrificavano mai agli dèi ma, almeno, non combattevano gli uni contro gli altri. Zeus li distrusse tutti.

Poi vi fu la stirpe della “età del bronzo”, i cui uomini caddero dai frassini come frutti maturi e portavano armi di bronzo. Mangiavano carne e godevano nel fare la guerra, poiché erano insolenti e spietati. La Morte Nera si impadronì di loro.

La quarta stirpe appartenne pure alla “età del bronzo”, ma fu più nobile e generosa, perché generata dagli dèi in madri mortali, tant’è che alcuni la chiamano la “età degli Eroi”. Essi si batterono valorosamente all’assedio di Tebe, nella spedizione degli Argonauti e nella guerra contro Troia. Divennero eroi e ora vagano nei Campi Elisi.

La quinta stirpe è l’attuale stirpe della “età del ferro”, e i suoi figli sono indegni discendenti della quarta stirpe, crudeli, ingiusti, infidi, libidinosi, empi e traditori.

Le cinque età dell’essere umano (raccontate principalmente da Esiodo) possono essere interpretate non soltanto come una successione di epoche, ma come un percorso simbolico attraverso le diverse condizioni dell’animo umano.

L’Età dell’Oro rappresenta una condizione originaria di armonia e unità: l’uomo vive in accordo con la natura, senza fatica, conflitto o bisogno, immerso in una realtà che sembra completa e perfetta. È una sorta di paradiso originario, ma anche una condizione ancora inconsapevole, nella quale l’individuo non percepisce una netta separazione tra sé e il mondo.

Con l’Età dell’Argento questa unità comincia a spezzarsi. L’uomo diventa più autonomo, ma anche più immaturo e incapace di riconoscere un ordine superiore. È il momento in cui nasce la coscienza individuale: l’uomo scopre di essere un individuo distinto dal mondo che lo circonda, ma non ha ancora imparato a gestire questa nuova libertà.

Nell’Età del Bronzo la separazione si trasforma in conflitto. Gli uomini sono dominati dalla forza, dalla guerra e dall’aggressività e cercano di affermarsi attraverso la conquista e la sopraffazione. Emergono così quegli aspetti oscuri e distruttivi dell’essere umano che spesso vengono rifiutati o nascosti, ma che fanno comunque parte della sua natura.

L’Età degli Eroi rappresenta invece una svolta. Per la prima volta il declino sembra interrompersi e compare la figura dell’eroe, colui che affronta prove, pericoli e nemici per raggiungere una trasformazione. L’eroe non evita il conflitto, ma lo attraversa: deve confrontarsi con ciò che lo minaccia, dentro e fuori di sé, e proprio attraverso questa esperienza può raggiungere una forma più alta di consapevolezza. Per questo alcuni eroi, dopo la morte, vengono accolti nei Campi Elisi, come se il superamento della prova permettesse di raggiungere una dimensione diversa dell’esistenza.

Infine arriva l’Età del Ferro, quella in cui vive lo stesso Esiodo, segnata dalla fatica, dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla perdita dei valori. È il punto più basso del percorso: l’uomo appare ormai lontano dall’armonia originaria e vive in una realtà frammentata e conflittuale. Tuttavia, proprio la crisi può diventare l’inizio di una trasformazione. Quando il vecchio equilibrio non è più sufficiente, l’individuo è costretto a confrontarsi con le proprie contraddizioni e con quelle parti di sé che aveva cercato di ignorare.

In questa prospettiva, quindi, le cinque età non descrivono soltanto una progressiva decadenza dell’umanità, ma possono essere lette come le tappe di un processo interiore: dall’unità inconsapevole dell’Oro alla separazione dell’Argento, dal conflitto del Bronzo alla trasformazione dell’Eroe, fino alla crisi dell’Età del Ferro. Il percorso non consiste necessariamente nel tornare alla perfezione originaria, ma nel raggiungere una forma nuova e più consapevole di equilibrio. L’Oro rappresenta così l’unità perduta, mentre la possibile meta finale è una nuova unità, non più ingenua e inconsapevole, ma costruita attraverso l’esperienza, il conflitto e la conoscenza di sé.

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