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Recensione a “La Dea Bianca” di Robert Graves

Recensione a “La Dea Bianca” di Robert Graves

Eccomi qua a recensire La Dea Bianca, il libro più complesso e discusso di Robert Graves. Comincio con il dire che questo libro NON si legge per avere un resoconto storico: meglio leggerlo come un’opera di fiction, come un tentativo di dare ordine e ispirazione al lettore nell’ambito della mitopoietica. Cosa si intende con mitopoiesi? Si intende la capacità di utilizzare l’attività spirituale creatrice dei miti, che già Platone considerava più particolarmente propria dei poeti, distinguendola dall’attività più specificamente teoretica, generatrice di verità e di conoscenza, propria dei filosofi. In altre parole Graves crea una visione mitologica di una realtà che non sappiamo se è vera storicamente ma che crea un universo affascinante e ricco di significato psichico. Un po’ come il mondo del Signore degli Anelli: non è reale ma “suona bene” e ci si può identificare e le idee contenute nel testo possono divenire parte del nostro modo di leggere il mondo e la nostra vita.

Dal punto di vista mitopoietico, Graves è un genio e un sopraffino poeta: la sua inventiva e ispirazione sono davvero ricche. Il suo fine è quello di trovare dei fili conduttori che leghino assieme la tradizione ebraica con quella greca, con quella celtica e con una miriade di civiltà più antiche di cui abbiamo soltanto degli accenni e dei frammenti di testi. Insomma, mettersi alla lettura di questo volume è una bella sfida e si ha sempre l’impressione di non saperne abbastanza. Graves prende spunto da un poema medievale gallese, la “Battaglia degli alberi” in cui ogni albero ha un particolare significato e nasconde un particolare segreto celato dal druido-poeta che ha esteso il testo. Tutti i segreti hanno a che fare con una antica religione matriarcale celtica che il poeta ha occultato per farla sopravvivere alla censura della chiesa cattolica. La chiave di lettura è data da un linguaggio segreto dei segni chiamato Ogham nel quale ogni albero rappresenta un simbolo, un significato, un suono, una serie di storie mitologiche e così via. Molto complesso, torno a dire! E molto denso di rimandi ad altri testi, tradizioni, mitologie. Il rischio, durante la lettura è quello di perdersi. Nonostante le difficoltà, i percorsi labirintici che segue l’Autore, il materiale complesso e ricchissimo, e anche una prosa a tratti oscura, le sue conclusioni e l’unione dell’alfabeto degli alberi con il calendario annuale con le stazioni del sole e della luna è affascinante e suona giusto per una strutturazione psichica dello scorrere del tempo e convince come possibile (non sicuro: possibile!) metodo per creare significato nei tempi remoti della nostra evoluzione e fornisce spiegazioni valide e plausibili per gli antichi rituali legati al passare delle stagioni.

Il tema centrale del libro è, come in altre opere di Graves a cominciare da I Miti Greci, la decadenza di una società matriarcale primitiva, che venera una divinità femminile unica e trina: la Dea Bianca o Triplice Dea. Civiltà decaduta a causa dell’avvento di popoli guerrieri nomadi (achei, semiti, accadi, ecc.). E questa divinità femminile si trasforma, poco alla volta, nell’immagine primordiale della Musa (e a noi che ci chiamiamo La Voce delle Muse, questo piace assai!!) e nel suo linguaggio che si è distillato ed è passato dalla pietra, agli indovinelli per giungere nel luogo principe del mistero: la poesia. Alcune domande a cui troverete la risposta durante la lettura de La Dea Bianca: chi è e quanti nomi possiede la Dea? Perché il dio dell’Antico Testamento ha creato prima gli alberi e le erbe e solo dopo il sole, la luna e le stelle? Quale segreto è nascosto nel nodo gordiano? Quando arrivarono in Britannia 50 Danaidi e perché? Oltre a mille altri quesiti meno noti e legati alla tradizione nord-europea.

Un libro consigliato a lettori pazienti, che conoscono già o sono affascinati dalla mitologia (qualsiasi mitologia va bene: nel libro le trovate tutte!), e che sono alla ricerca di perle preziose che danno ispirazione all’immaginazione mitologica e poetica. Non portate la bussola, durante la lettura: lasciatevi guidare dalla mano di Graves in un universo ricco e labirintico. E non preoccupatevi se non capite tutto: penso che al mondo non esista persona che possa affermare di essere in chiaro alla fine della lettura! Ma vi posso garantire che sarete felici di averlo letto e tornerete di tanto in tanto a sfogliarlo. Si tratta del libro di un Autore che crede che la letteratura e la poesia siano prima di tutto MAGIA! E che il suono delle parole crei un significato e una realtà separata da quella che vediamo con gli occhi. BUONA LETTURA, BUON MITO! (Andreas Barella)

Graves, Robert.  1948.  La Dea Bianca.  Milano, Adelphi, 1992. 596 pagine, 20 Euro.

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Poetica di Robert Graves

Recensione a “Io, Gesù” di Robert Graves

Recensione a “Io, Gesù” di Robert Graves

Robert Graves in questo romanzo parte da un punto di vista provocatorio, e che per dei credenti potrebbe addirittura suonare come blasfemo o per lo meno offensivo. Gesù, in questo romanzo, non sarebbe figlio della Vergine Maria, concepito nel suo seno dallo Spirito Santo, ma il figlio mortale di Maria e di Antipatro, il figlio maggiore di Re Erode il Grande (esatto… quello della strage degli innocenti). Sempre pronto a giustiziare chi crede potrebbe diventare un pericolo per la sua corona, Erode, uccide persino suo figlio, poco prima di morire anche lui. In questo modo Gesù sarebbe il legittimo erede al trono di Giudea. Inoltre la discendenza di Maria, che si fa risalire al Re Davide, rafforza nella storia di Graves, la posizione di Gesù come Messia e re della Giudea.

Gesù, nel romanzo, naturalmente non sa nulla di queste storie e cresce pensando di essere il figlio del falegname Giuseppe. Molto presto il ragazzo scopre di essere un abile oratore, e diventa un uomo acculturato e addentro le Divine Scritture, un oratore carismatico, un profeta. In molti modi (non li svelo per non rovinare la sorpresa) incarna le diverse profezie sulla venuta del Messia, ma Graves si guarda bene dal confermare o negare il fatto che Gesù è effettivamente il Figlio di Dio. Il suo Gesù è una persona che crede fermamente di dover incarnare queste profezie, e lo fa con tutti i mezzi.

Tutta la parte dell’arresto, del processo, il ruolo di Giuda, di Ponzio Pilato risentono della straordinaria conoscenza di Graves delle vicende dell’impero romano in quel periodo (vi rimando alla lettura di “Io, Claudio”, trovate qua la recensione) e si dipanano tra tradimenti, intrecci e supposizioni politiche.

Graves si lascia trasportare dalla sua magnifica fantasia e inventa che Maria Maddalena sia una sacerdotessa dell’antico culto della Dea Madre. È questo naturalmente il collegamento con le teorie tante care all’Autore sul culto della Dea Madre e sui parallelismi tra Giudaismo, grecità, religione egizia, e altre mitologie sumerico-babilonesi. A qualche lettore questi parallelismi potranno sembrare un po’ tirati per i capelli, ma sono ben congegnati e costruiti basandosi su tradizioni accertabili e accertate dall’Autore (così afferma Graves nel suo “Commentario storico” finale).

Come ogni opera che tratta delle origini e della storia di Gesù, romanzo o meno, il libro è stato oggetto di polemica e critiche feroci. Al lettore l’ardua sentenza: a me è piaciuto e l’ho letto volentieri, ma confesso che non è il mio romanzo preferito di Robert Graves.

Andreas Barella

Graves, Robert.  1946.  Io, Gesù.  Milano: Longanesi, 2015.  544 pagine,  22 Euro

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Recensione a “I Miti Greci” di Robert Graves

Recensione a “I Miti Greci” di Robert Graves

Cominciamo con il dire che questo volume di Graves NON è un libro da leggere dall’inizio alla fine, come un romanzo ma è un’opera di consultazione da andare a prendere quando si vuole conoscere o rispolverare la propria conoscenza di un determinato mito greco. Se lo si legge per intero diventa un pesantissimo mattone: attenzione quindi a non associare la noia con la mitologia. Sarebbe un grave errore. La Voce delle Muse usa il libro di Graves per preparare i racconti mitologici che narriamo ai bambini, ma anche per preparare il lavoro con adolescenti e adulti.

Il grande pregio dell’opera di Graves è quello di presentare i miti in modo asciutto e stringato, senza interpretazioni o divagazioni. Questo concentrarsi sull’”inchiostro nero”, vale a dire sui fatti nudi e crudi e non su interpretazioni dei medesimi, permette al lettore di aggiungere facilmente l’”inchiostro bianco”, vale a dire il proprio vissuto personale e le proprie interpretazioni che si vanno a sommare alle immagini descritte dal mito.

I Miti Greci pur senza dover invidiar nulla ad altre raccolte analoghe condotte sulla scorta della filologia e dell’erudizione, ha un pregio fondamentale: i 171 capitoli che lo compongono si snodano con la sveltezza e il brio di “un racconto” ben scritto, di una rievocazione partecipe e disincantata al tempo stesso, di un mondo incantato e incantevole. E tutto senza “smitizzare” i miti, ma – al contrario – con la preoccupazione di salvaguardarne, assieme alla sostanza, anche il sapore, con uno stile e un piglio che debbono più alla grande lezione del “Ramo d’oro” di Frazer che forse al necessario ma anche triste lavoro di scavo di un Freud, di uno Jung, di un Kerényi…

Le note ai miti meritano un discorso a parte. Nelle note Graves tesse le sue teorie, interessanti e affascinanti, che cercano di collegare i miti a momenti storici e culturali del passato. Come poi farà nella Dea Bianca, Graves collega molti aspetti presentati nei miti al passaggio della società arcaica dal matriarcato al patriarcato e ai festival misterici legati alla celebrazione di riti propri di società stazionarie e dedite all’agricoltura, riti soppressi dagli invasori guerrieri venuti da nord. Miti in sé e note sono quasi due libri separati e vanno letti come tali.

Graves, Robert (1955). I Miti Greci. Longanesi, 1983. 22 Euro

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Presentazione di “Orfeo e Euridice” di Andreas Barella

Presentazione di “Orfeo e Euridice” di Andreas Barella

Andreas Barella Orfeo e Euridice Casa editrice EricleaIn occasione della presentazione del libro alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona nel giugno 2014, la RSI ha proposto una bella intervista di Michela Daghini di RETE DUE ad Andreas sul libro e sul suo lavoro. Buon ascolto!

Info su “Orfeo e Euridice” di Andreas Barella
Leggete qui l’introduzione completa del volume
Biografia di Andreas Barella

Orfeo e Euridice: presentazione del libro di Andreas Barella

Orfeo e Euridice: presentazione del libro di Andreas Barella

locandina_AMORE_MORTEMERCOLEDÌ 4 giugno alle 18:30 alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona vi sarà la presentazione libro “ORFEO E EURIDICE. Un’interpretazione del mito che parla di Poesia, di Amore, di Morte e di Rinascita”. L’Autore Andreas Barella (una delle tre Muse de LA VOCE DELLE MUSE)  parlerà del suo libro con Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche Cantonali di Bellinzona e Locarno. Siete tutte e tutti cordialmente invitate/i!

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Biografia di Andreas Barella
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